Mascherine all’aperto, via l’obbligo da oggi. Ma aumentano i focolai di variante Delta

Milano –  Da oggi, lunedì 28 giugno, l’Italia è in zona bianca: dopo settimane in cui le regioni hanno vissuto settimane in zona rossa, arancione e gialla, finalmente il Paese si presenta in modo uniforme. Sempre da oggi, fino al 31 luglio (giorno in cui scade lo stato di emergenza Covid), non sarà più obbligatorio tenere la mascherina indossata all’aperto, tranne nelle “situazioni in cui non possa essere garantito ildistanziamento, si configurino assembramenti o affollamenti, ci si trovi negli spazi all’aperto di strutture sanitarie e in presenza di soggetti immunodepressi”. Pertanto è bene portare la mascherina sempre con sè conservandola con misure igieniche per indossarla al bisogno come in mercati, fiere, code e ovviamente se si entra in un negozio. Insomma, un ulteriore passo verso la normalità mentre l’ultimo monitoraggio del coronavirus in Italia ha segnalato come l’incidenza sia scesa a 11 casi ogni 100mila abitanti in 7 giorni a livello nazionale. 

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Tutta Italia zona bianca da oggi, lunedì 28 giugno, con la ‘promozione’ della Valle d’Aosta (unica regione che era rimasta in zona gialla). Sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia del 25 giugno il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato infatti una nuova ordinanza che dispone il passaggio della regione Valle d’Aosta in zona bianca. “Con l’ordinanza – ha detto il ministro – tutta l’Italia sarà in zona bianca a partire da lunedì. E’ un risultato incoraggiante, ma servono ancora cautela e prudenza, soprattutto alla luce delle nuove varianti. La battaglia non è ancora vinta”.

Sempre da oggi, stop all’obbligo di mascherine all’aperto. Il parere espresso dal Comitato tecnico scientifico precede la conferma del ministro Roberto Speranza: ”Dal 28 giugno superiamo l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto in zona bianca, ma sempre nel rispetto delle indicazioni precauzionali stabilite dal Cts”, ha scritto il titolare del dicastero della Salute. Il dispositivo di protezione resta tuttavia raccomandato per i soggetti fragili e l’obbligo rimane in caso di assembramento.  “Il Cts – si legge in una nota del portavoce Silvio Brusaferro – ritiene che: le mascherine rappresentano uno dei mezzi più efficaci per la riduzione della circolazione del virus”. “Se i contagi risalgono saremo costretti a rimetterle”, ha poi sottolineato Brusaferro. “I sistemi di monitoraggio – ha spiegato – guardano incidenza, trasmissibilità e cioè l’Rt e circolazione delle varianti. I primi due soprattutto sono indicatori di come si muove l’epidemia. Il report di venerdì scorso ci ha detto che per ora la situazione permette di toglierle. Abbiamo solo 11 casi per 100mila abitanti in 7 giorni a livello nazionale”. Sulla possibilità di non dover mettere più le mascherine almeno nei luoghi all’aperto, il presidente dell’Iss ha ribadito: “Il monitoraggio ci consente di capire come evolve la situazione e semmai intervenire, anche reintroducendo misure”. “L’importante – ha aggiunto – è riprendere la scuola in presenza. Le modalità si vedranno in base al quadro epidemiologico. Il punto di partenza è che il distanziamento è importante. La mascherina dipenderà dalla circolazione”.  Da non dimenticare che le mascherine andranno indossate in contesti in cui si creino le condizioni per un assembramento (es: mercati, fiere, code, ecc.…); che le persone debbano sempre portare con sé una mascherina in modo da poterla indossare ogni qualvolta si creino tali condizioni; debba essere raccomandato fortemente l’uso della mascherina nei soggetti fragili e immunodepressi e a coloro che stanno loro accanto; debba essere sempre indossata negli ambienti sanitari secondo i protocolli in essere; debba sempre essere mantenuto l’obbligo di indossare la mascherina in tutti i mezzi di trasporto pubblico; debbano essere rispettate le disposizioni e i protocolli stabiliti per l’esercizio in sicurezza delle attività economiche, produttive e ricreative”.

Mascherine all’aperto, quando metterle? Le regole

Quello che preoccupa sono i dati che arrivano dall’Inghilterra in merito alla variante Delta e che mostrano che la vaccinazione con una sola dose può essere efficace nel ridurre le forme cliniche gravi ma non assicura quel livello di protezione garantito invece da chi si è sottoposto al ciclo completo di vaccinazione. Anche in Italia – dalla Lombardia alla Sardegna – dove i casi totali decrescono, aumentano percentualmente i focolai indotti dalla variante Delta. Stando ai dati del report di venerdì dell’Iss, in poche settimane i casi si sono quadruplicati, arrivando al 16,8%. Il ministro della Salute Roberto Speranza assicura la massima attenzione del Governo su tutte la varianti auspicando una misura internazionale coordinata. Ma c’è preoccupazione tra gli esperti. “Dalla nostra sorveglianza epidemiologica – ha detto Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss – emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente. Con la prossima flash survey avremo una stima più precisa della prevalenza”. “Il lavoro è quello di vaccinare il prima possibile” perché “con la diffusione della variante Delta, che ha una contagiosità decisamente superiore a quella inglese, rischiamo anche che le misure come il distanziamento siano poco efficaci”, ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. Mentre il presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli, ha avvertito: “Una sola dose di vaccino non copre adeguatamente” dalla variante Delta. La variante, ha aggiunto, “solleva preoccupazione perché è più contagiosa e può provocare patologie significative nei soggetti non vaccinati o in chi ha una sola dose di vaccino. Per questo è importante progredire con la campagna” vaccinale. “I vaccini stanno funzionando anche contro la variante Delta, ma dobbiamo essere certi che si faccia anche la seconda dose”, ha poi specificato la direttrice esecutiva dell’Ema Emer Cooke.

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Diversi i focolai di variante Delta in Italia. Dai dati raccolti nel mese di giugno sulle varianti, prevale quella inglese (64% del totale delle varianti), seguita dalla indiana (la Delta 3,2%, la Kappa 0,8%), dalla Brasiliana (1%) e dalla Sudafricana (2%).  “Abbiamo deciso in questo periodo in cui abbiamo pochi positivi di sequenziare tutti i positivi, e lo confermo: tutti i positivi vengono sequenziati per tenere sotto controllo le varianti”, ha detto la vicepresidente e assessore al Welfare della Regione, Letizia Moratti. Intanto, 25 casi di variante Delta sono stati riscontrati tra Piacenza e Cremona. Ed è emerso che “nessuno era vaccinato”. Il focolaio è stato rilevato in due aziende del polo logistico piacentino e ha coinvolto sia dipendenti che i loro familiari o amici. Nessuno ha manifestato sintomi gravi. Nove, invece, le persone positive al coronavirus, di cui alcune colpite dalla variante Delta, a Maleo, piccolo comune nel Lodigiano. Nella stessa località, settecento giovani provenienti da tutto il Nord Italia si sono radunati, in mezzo alla campagna, per un mega rave party non autorizzato iniziato nella tarda serata di sabato e durato fino a domenica pomeriggio. 

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Franco Locatelli, Coordinatore del Cts e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha accennato alla possibilità di ricorrere a un lockdown locale: “Se necessario – ha risposto Locatelli a una domanda su Sky – vanno create delle zone per fermare i cluster, come ad esempio è successo in Umbria quando si è verificata la diffusione della variante brasiliana”. Oggi a Locatelli ha riposto  l’infettivologo dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti: “Parlare oggi di zone rosse o lockdown non serve, occorre che gli italiani si vaccinino perché con la variante Delta gli obiettivi finali della campagna vaccinale sono cambiati: dobbiamo immunizzare l’80-85% della popolazione. Non possiamo accettare che rimangano senza vaccini milioni di persone. E poi vorrei sentire una parola più forte dalle istituzioni sul sequenziamento e la genotipizzazione dei casi registrati”. Bassetti ha inoltre sottolineato: “Le zone rosse o i lockdown non li stanno facendo neanche gli inglesi, possono essere una soluzione estrema ma davvero vogliamo chiudere di nuovo gli italiani? Si deve puntare sul tracciamento dei casi, soprattutto di chi arriva dall’estero”.

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La variante Delta del Coronavirus corre in molti Paesi del mondo che stanno prendendo misure per bloccarne la rapida diffusione. Il Regno Unito è il primo Stato, fuori dall’India, che – per via della variante – ha visto i dati nazionali sul contagio risalire verso numeri che pensava di aver ormai messo da parte grazie alla campagna di vaccinazione. Lo scorso 25 giugno le autorità australiane hanno ordinato un lockdown di due settimane per i residenti di quattro quartieri centrali nella città di Sydney.  Chiusure totali anche in Bangladesh come ha reso noto il portavoce del ministero della Sanità, Robed Amin. Da metà giugno anche la Russia è alle prese con un’esplosione di casi di coronavirus, principalmente dovuti alla variante Delta, boom di morti a Mosca. “Per fermare la pandemia, una cosa è necessaria: vaccinazioni rapide e su larga scala”, ha detto Sergei Sobyanin, sindaco di Mosca. Un altro Paese europeo che sta vivendo una crescita esponenziale di contagi è il Portogallo, dove il 70% dei casi nell’area di Lisbona è dovuto alla variante Delta, si legge in un rapporto diffuso il 25 giugno dall’Istituto Nazionale di Sanità. In Spagna la situazione è momentaneamante sotto controllo, anche se si stanno verificando alcuni episodi che tengono alta l’allerta. Oltre 700 studenti sono risultati positivi dopo una vacanza sull’isola di Maiorca. Anche in Sudafrica i contagi hanno ricominciato a salire rapidamente. Israele ha addirittura reintrodotto l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto.

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Fonte: https://www.ilgiorno.it/cronaca/mascherina-all-aperto-1.6530915

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