Il turismo va. Non perdiamo altro tempo – Editoriale

È ancora solo un dato parziale, ma che fa ben sperare. Coldiretti precisa che sono già saliti a 3,9 milioni gli italiani in vacanza a giugno. Sono, cioè, il 25 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando le restrizioni si erano allentate. La partita del turismo è decisiva per il rilancio del sistema-Paese. Varianti permettendo, l’Italia è ripartita. Non solo in termini di riaperture di attività e di incremento della produttività. Si respira finalmente un entusiasmo contagioso che ha già fatto schizzare verso l’alto le prenotazioni nei più importanti luoghi di villeggiatura estiva. Alcune strutture fanno già registrare il tutto esaurito per i mesi di luglio e agosto.

Tutto questo porta con sé anche una netta ripresa del settore dei trasporti. Non si può parlare di un ritorno alla situazione pre-Covid ma il ritmo con cui crescono le presenze turistiche lascia prevedere che la stagione estiva potrà assicurare un grande contributo alla ripartenza del Paese. Però attenzione: questo trend positivo non può prescindere da alcuni interventi. Sia sul versante fiscale che delle politiche del lavoro sono necessari provvedimenti per sostenere la ripresa e per incentivare le assunzioni anche di tipo stagionale. Come ricordava ieri il ministro del Lavoro Andrea Orlando, si attendono sgravi per le aziende del commercio e del turismo e il contratto di rioccupazione. Strumenti per la tutela dei settori più colpiti dalla pandemia e per affrontare la delicata situazione legata allo sblocco dei licenziamenti. Giusta la strada intrapresa dall’esecutivo di procedere a blocchi selettivi per preservare le industrie in crisi e consentire alle altre di ristrutturarsi e rilanciarsi sul mercato. Sicuramente si è perso del tempo. Le incertezze e le lungaggini nel ritorno alla normalità, sia pure in parte giustificate dalla prudenza nella tutela della salute, hanno fatto perdere competività alle nostre località di vacanza. Penalizzate, stando a una ricerca dell’Isnart, da una flessione del 12,5 per cento di turismo nostrano. Un calo dovuto non solo alla ridotta disponibilità economica delle famiglie, ma anche a scelte di vacanze all’estero. Cioè verso quei paesi come Grecia e Croazia che hanno annunciato in anticipo programmi di apertura e cessazione dell’obbligo di indossare mascherine all’aperto. Una cattiva comunicazione istituzionale nei mesi passati ha fatto il resto, spingendo i lavoratori della ristorazione a cercare un posto all’estero, con conseguenti ricadute sulle strutture ricettive in Italia. L’improvvisa mancanza di lavoro specializzato non potrà che richiedere politiche adeguate, a partire da incentivi per la ripresa delle assunzioni.

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Fonte: https://www.ilgiorno.it/editoriale/turismo-1.6527928

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