Movida a Milano, dopo la rissa in piazza Mercanti l’appello di McDonald’s: «Il centro non è un ring»


Quando alle otto di sera di sabato su piazza Mercanti volano sedie come aeroplani e davanti alla Loggia si scatena un ring di botte che neanche nei film dove si fa a pugni dall’inizio alla fine, ai tavoli ci sono soprattutto famiglie. Hamburger e patatine. Genitori e figli. Fuori il saloon. «Una violenza inaudita, avevamo avuto segnalazioni di qualche eccesso già in passato», racconta Tommaso Valle, corporate relations and sustainability director di McDonald’s Italia. Uno che di mestiere riceve tutte le segnalazioni di criticità nella catena. «Su piazza Mercanti avevamo da tempo avvisaglie di tensioni, mai di questa entità». In pochi minuti, il video fa il giro del web. Diventa virale proprio per l’incredibile violenza nel centro più centro della città. Decine di giovani nordafricani che usano quella piazza, il Duomo, ma anche i tavoli del fast food come ritrovo. Quasi tutti i giorni, soprattutto nel weekend. Ragazzi che magari due minuti prima toglievano il cetriolo dal panino e poi nel branco si trasformano. Si accendono come micce. Il pensiero va a realtà come Parigi, dove l’integrazione, ma anche lo scontro che ne deriva con le periferie ha generato crepe sociali. Una situazione che a Milano potrebbe vivere i suoi primi segnali.

C’è un presidio dell’esercito all’ingresso di via Mercanti. C’era anche prima dell’ultima rissa. Ultimamente polizia e carabinieri hanno accentuato il traffico di ronde di controllo. Le sedie che sono decollate sabato sono quelle di Kfc, il fast food del dehors accanto. Ma il problema resta. McDonald’s ha la sua security privata. Un paio di uomini pure grossi impegnati per garantire la sicurezza dei clienti. «Solo che se parte una furia del genere è anche inutile mettersi in mezzo», continua Valle. Qualcosa però inizia a muoversi. Sono i residenti delle (poche) case abitate intorno alla Loggia. Un esposto al sindaco, arrivato per conoscenza anche ai vertici del colosso americano. Che ovunque nel mondo apre nei luoghi più trafficati e quindi strategici delle città. Generalmente in centro e nelle metropoli calamita per turisti. Un osservatorio privilegiato per capire come i giovani sono usciti dalla clausura dei 15 mesi di pandemia. «Percepiamo una grande voglia di uscire, di stare insieme. Non particolari avvisaglie di rabbia. Gli ultimi problemi li avevamo registrati a Firenze, ma in un contesto che era diventato luogo di spaccio. A Milano invece qualche anno fa era diventato problematico il nostro ristorante di piazzale Oberdan. Problemi superati grazie a un rete con forze dell’ordine, commercianti e residenti. Così si era ricostruito il tessuto sociale».

Eppure gli eccessi della movida, in particolare alle Colonne di San Lorenzo, hanno riacceso la contrapposizione tra esigenze dei giovani che escono e quelle dei residenti che reclamano pace tra le mura di casa. «Non penso la soluzione possa essere traslocare la movida. Il centro di ogni città deve restare popolato e gestibile. Con la presenza di esercizi commerciali per ogni tipo di pubblico». Qualche giorno fa però l’Anpi aveva attaccato quei fast food che facilitano il bivacco in un luogo di cultura e memoria: «Da lunedì abbiamo lanciato un’iniziativa di sostegno all’Amsa, mandando i nostri dipendenti a pulire la zona. Il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti sul suolo pubblico è esploso dopo il lockdown. Un effetto collaterale del boom dell’asporto».

9 giugno 2021 | 08:24

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_09/movida-milano-la-rissa-piazza-mercanti-l-appello-mc-donald-s-il-centro-non-ring-a13e5798-c8e8-11eb-84dd-759b0ada817b.shtml

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