«Rigeneriamo gli spazi in sofferenza»- Corriere.it


Il nome è abbastanza un programma. Ma per colmare quel «vuoto» serve anche tanta fantasia e ancor più immaginazione. Quindici mesi di pandemia hanno lasciato macerie culturali ovunque. Cinema e teatri adesso socchiudono le porte, tra ingressi contingentati e protocolli sanitari. Gli artisti pagano tutti gli effetti peggiori dello smart working: da una grotta all’altra, gli spazi per raccontarsi sono ridotti al minimo.

Così è nato il collettivo «Vuoto apparente»: cinque giovani che provano a mescolare le poche carte a disposizione nel mazzo del presente di cui sopra. Formando un’associazione che prova ad unire i puntini. Mettendo in connessione giovani artisti con tante cose belle nel cassetto da fare vedere al resto del mondo e gli spazi ancora semivuoti di cinema e teatri.

Così da domani mattina inizia una grande mostra collettiva di arte pubblica: Parenti, Litta, Arcimboldi e Martinitt, passando per Anteo, Beltrade e Zelig, le prime opere si affacceranno alla strada davanti alle sale come tante piccole installazioni. Sale indipendenti o centri di sperimentazione. Da Niguarda a Città Studi, da Porta Romana all’Ortica.

Un’esperienza nata tra febbraio e marzo a Napoli, sotto il nome di sopravvivenza (più che di battaglia) di «Exit strategy», che ora trova a Milano, patria delle contaminazioni, la sua prolunga più naturale. «Lo consideriamo un momento di repressione creativa e di solidarietà reciproca assolutamente necessario in questa fase in cui lockdown e le chiusure progressive hanno spento quasi tutte le iniziative culturali», racconta Martina Mozzati, una delle cinque anime del nuovo progetto.

Non costa nulla, nel senso che le opere saranno tutte fruibili gratuitamente dalla strada, 24 ore su 24. Verranno sfruttate soprattutto le teche, di solito prestate alla programmazione, le vetrine e i foyer. Non costa nulla, ma intanto smuove un pochino le acque immobili che la pandemia ha generato ovunque. Una mostra diffusa che coinvolge l’intera rete metropolitana, dalle periferie al centro, con due obiettivi antichi di cui Milano si fa da tempo portavoce: inclusione sociale e valorizzazione territoriale. Due obiettivi che l’onda Covid ha fatto vacillare, rendendoli a tratti pezzi di un’utopia da ricomporre.

Un cartellone avviato per tutto il mese di giugno, ma con la prospettiva di durare almeno il resto dell’estate nella speranza poi che settembre riporti normalità anche all’interno delle sale. Quindi i grandi numeri legati ad ampie programmazioni.

Un’iniziativa, subito patrocinata dal Comune di Milano, che potrebbe presto coinvolgere nuovi spazi, magari in turnover con gli altri. Un palinsesto mobile in cui conta più la filosofia del singolo episodio. Al momento sono coinvolti sette teatri e quattro cinema. Con 11 artisti al lavoro, da Yara Piras, Flavia Albu, Lucas Memmola e Vincenzo Zancana. «Avranno modo di incontrare in modo informale i cittadini, donando le loro opere per accompagnarli durante i loro tragitti quotidiani — continua Martina, figlia di Michele Mozzati, il 50 per cento del duo Gino & Michele —. Vogliamo costruire una sorta di dialogo ininterrotto, creando nuove opportunità».

Con lei ci sono altri quattro ragazzi, Chiara Spenuso, Alessandro De Agostini, Marco Siracusano e Tommaso Putzolu. C’è la curatrice, il producer, la pr, il direttore artistico e il grafico. Tutti under 30, ognuno con la sua storia alle spalle, ma la stessa missione davanti: riattaccare la spina di socialità. «Alle difficoltà di una macchina che deve rimettersi in moto risponde il desiderio del mondo dell’arte di riappropriarsi di un pensiero progettuale e di unire le risorse per la realizzazione di un nuovo disegno per il presente — raccontano i cinque —. L’ottava arte è l’incontro delle prime sette».

4 giugno 2021 | 07:36

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_04/milano-arte-diffusa-muri-cinema-teatri-rigeneriamo-spazi-sofferenza-e7643b06-c49d-11eb-9211-eb63e72b00a2.shtml

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