«Milano, la movida post Covid è una riconquista degli spazi pubblici. Ma c’è troppo stress su pochi quartieri»- Corriere.it


Forse si andati troppo avanti per poter tornare indietro senza litigare. Da una parte i giovani col bicchiere in mano, dall’altra i residenti delle case intorno sul piede di guerra. Una battaglia che ieri ha visto il primo round in tasca ai residenti di corso Garibaldi. Una partita (ri)aperta dopo l’intervallo del lockdown. Giampaolo Nuvolati, 61 anni, insegna Sociologia urbana all’universit Bicocca. Ha condotto numerosi studi sulla qualit della vita urbana, sui i conflitti tra popolazioni metropolitane, tra residenti e non residenti.

Dura fare l’arbitro adesso…Viviamo una fase di sostanziale riappropriazione degli spazi pubblici da parte dei giovani. Era inevitabile che il problema tornasse a porsi dopo le lunghe quarantene che hanno fermato tutto per cos tanto tempo.

Ci sono alcune zone della citt che sembrano poco gestibili…La mappa del divertimento non sembra cambiata, i luoghi calamita sono gli stessi di sempre. Da questo punto di vista non vedo particolari differenze rispetto al passato.

Qualcosa cambiato?Ho la sensazione che dentro a quei contesti ci siano anche componenti nuove. Ma questo fa parte delle dinamiche di una grande citt. Che contengono delle forme di conflittualit naturale. La movida contiene il concetto di rumore. I residenti vivono necessit opposte.

Il Comune sembra voler percorrere la strada dei sensori per rilevare i decibel: pu essere un criterio?Potrebbe, ma credo che non risolverebbe comunque la contraddizione di fondo. Per certi versi, Milano ha investito per diventare una citt giovane e attraente. Per questo complesso trovare un equilibrio. La movida trasforma i luoghi che abita.

Cosa intende?Mi viene in mente l’esempio di Venezia: se una citt lavora per attrarre turisti si allontana dall’esigenze dei residenti. I city user hanno esigenze diverse dagli abitanti di un luogo. A quel punto diventa una scelta della pubblica amministrazione scegliere da che parte stare.

Sembra una palude da cui difficile riemergere…Milano non si accontentava pi della sua economia. Da anni cerca di trasformarsi. Ha favorito l’intrattenimento. Non va pi a dormire presto.

d’accordo con chi ipotizza di traslocare la movida in zone indolori?Succede ad esempio per i rave, ma non si ghettizza il divertimento. I giovani si scelgono luoghi che hanno un significato, una rilevanza architettonica e simbolica. Non accettano i non luoghi.

Quale pu essere una strada?Si dovrebbe gestire in modo pi equilibrato il processo di gentrificazione avviato in tutte le grandi metropoli. E soprattutto tornare tutti a vivere di pi il proprio quartiere. Questo eviterebbe gli affollamenti, le congestioni che creano tensioni.

Un processo lungo per…Milano l’ha iniziato da tempo, deve insistere nel diventare policentrica. La valorizzazione di quartieri fuori dal centro, la trasformazione delle periferie. Ogni quartiere deve essere in grado di produrre anche il suo tempo libero.

7 giugno 2021 | 07:10

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_07/milano-movida-post-covid-riconquista-spazi-pubblici-ma-c-troppo-stress-pochi-quartieri-2304688a-c704-11eb-82e4-654726b05a64.shtml

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