Zai in fuga dall’Afghanistan: «Io, qui in Italia mentre mia moglie e i nostri figli vivono nascosti»


La prima volta riuscito a fuggire in Norvegia. Era il 2009. Giusto il tempo di iniziare a lavorare e integrarsi e, dopo tre anni, rimesso su un aereo per l’Afghanistan. Nel 2015 riuscito nuovamente a scappare, approdando dopo cinque mesi di sofferenze in un hotel per rifugiati politici a Lodi Vecchio. L’Italia ha mostrato il suo volto migliore, a Mawladad Popal Zai, 31enne di etnia pashtun che tra Lodi e Milano ha impostato la sua nuova vita: mediatore culturale per le onlus di giorno, guardiano notturno di notte. Gli manca ora di far arrivare in Italia la moglie Sakina e i quattro figli. Tutti bloccati a Kunduz, citt dell’estremo nord dell’Afghanistan, presa dai talebani prima ancora che entrassero a Kabul. La famiglia di Zai nascosta in un villaggio delle vicinanze. Per alcuni giorni non sono riuscito ad avere contatti con loro, poi due giorni fa ho sentito mia moglie e i bambini e mi sono tranquillizzato. Ma abbiamo paura. Zai si gi visto uccidere il padre anni fa, lui preferisce non entrare nei dettagli, e questo lo convinse a fuggire dal suo Paese. Ricordo solo che quella sera mi trovavo da mio suocero, e andarono a prendere mio padre. Fossi rimasto a casa forse sarei morto anch’io.

Ora che i talebani hanno occupato tutto l’Afghanistan, teme anche per i suoi famigliari. Il problema di Zai come far uscire la moglie dal nuovo emirato islamico. Il giovane ha gi richiesto da tempo alle autorit italiane il ricongiungimento famigliare e predisposto i passaporti e i visti per tutti, e ha ottenuto i nulla osta dalle prefetture di Milano e Lodi. Ma l’unico contatto possibile attraverso il consolato italiano a Islamabad e in Pakistan la mia famiglia non pu entrare. Il giovane mediatore culturale afghano ha affidato la pratica a un avvocato e aspetta che la situazione, intricatissima, si sblocchi. I documenti hanno validit sei mesi e poi tutto da rifare: ho gi speso migliaia di euro e mi auguro di non dover rifare tutto da capo un’altra volta. Il paese di Lodi Vecchio, dove ha vissuto per anni, e le associazioni del Terzo settore hanno rilanciato la sua storia sui social, sperando che l’appello di Popal Zai alle autorit venga ascoltato. Moglie e figli per ora stanno bene, per fortuna, ma la situazione pu cambiare da un momento all’altro: vorrei farli uscire vivi da l e arrivare salvi qui in Italia. Dove la vita del giovane afghano oggi molto migliorata rispetto a sei anni fa, quando approd a Lodi Vecchio dopo due mesi di stop alla frontiera di Trieste preceduti da altri mesi di lunghissimo viaggio a marce forzate, quasi senza mangiare e bere, nelle carovane dei trafficanti attraverso i valichi per l’Iran e da l in Turchia.

Erano in quindici e Mawladad stato mandato a Lodi Vecchio, in una struttura specifica per richiedenti asilo (poi trasformata in Covid hotel durante la pandemia). In quella cooperativa ho frequentato con successo un corso per mediatori culturali: avevo gi imparato, durante il viaggio, un p di parole di italiano e facevo da contatto tra volontari e richiedenti asilo.

Da mediatore culturale il 31enne pashtun ha poi girato, in questi anni, le onlus del Lodigiano e del Pavese prima di approdare a Milano, per collaborare con un centro per minori e per rifugiati. Si esprime in un italiano quasi perfetto e di notte arrotonda facendo il vigilante. Vivo ancora a Lodi — afferma lui —, ma il mio sogno trovare una casa a Milano, e portarci a vivere la mia famiglia. La situazione in Afghanistan ora molto pi tragica di quando ci vivevo. I miei famigliari, sono in pericolo e vorrei fare di tutto per farli ricongiungere a me.

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21 agosto 2021 | 11:36

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/lombardia/21_agosto_21/zai-fuga-dall-afghanistan-io-qui-italia-mentre-mia-moglie-nostri-figli-vivono-nascosti-8bf2306e-0261-11ec-8e26-190f86cd2b10.shtml

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