Lombardia, mancano infermieri e medici negli ospedali: «Rischio di reparti sguarniti»


I soldi ci sono. I bandi sono stati pubblicati. Il personale invece scarseggia. Mancano medici ospedalieri e soprattutto infermieri. E a chi è assunto toccano carichi di lavoro extra. La questione è nota da anni. «Abbiamo lanciato l’allarme fin dal 2010, non c’è stata una corretta programmazione» ricorda Silverio Selvetti, ex segretario lombardo di Anaao Assomed, sindacato dei camici bianchi. Con l’emergenza Covid il problema si è acuito. E ora, nonostante la disponibilità di fondi per nuove assunzioni, i reparti rischiano di restare sguarniti. E il piano regionale per il recupero delle liste d’attesa di rimanere incompiuto.

I più richiesti al momento sono gli infermieri. Le associazioni di categoria stimano una carenza di 60 mila figure in Italia, 9 mila in Lombardia. Le residenze sanitarie per anziani da mesi parlano di«esodo» di questi professionisti verso gli ospedali e chiedono alle istituzioni di frenare la fuga, come messo nero su bianco da Aci Welfare, sigla del settore socio-sanitario, in una lettera inviata a giugno al Pirellone. Ma anche le grandi strutture pubbliche hanno qualche difficoltà. «Rispetto al fabbisogno, mancano le persone — spiega Matteo Stocco, direttore generale dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano —. Il nostro piano di assunzione prevede 160 ingressi per l’ospedale e altri 50 per il ruolo di infermiere di famiglia. Stiamo scorrendo la graduatoria, speriamo di riuscire a trovare tutti quelli che ci servono». La pandemia ha fatto crescere le richieste. «I reparti Covid, per esempio, comportano una maggiore intensità di cure» ricorda Stocco. Senza contare l’impegno della campagna vaccinale. Come le rsa, anche alcuni ospedali privati stanno assistendo a una migrazione di infermieri verso il pubblico, dove vengono offerte condizioni economiche migliori. E non sembra stiano facendo nulla per arginarla. Capita così che l’attività dei reparti debba essere ridotta a causa della carenza di organico.

La stessa difficoltà si osserva per alcune categorie di medici specializzati. «Anestesisti, radiologi, pediatri» ricorda Selvetti. Ai pensionamenti previsti si sommano le dimissioni, che secondo uno studio Anaao sono aumentate del 2,5 per cento in dieci anni in Lombardia. E non ci sono — almeno per ora — nuove leve sufficienti a ripianare le uscite. Il nodo sta nel numero chiuso delle scuole di Specializzazione: troppo pochi i posti messi a disposizione gli scorsi anni. Ora qualcosa sta cambiando, ma servirà tempo per vedere gli effetti. «Come sindacato siamo contenti dell’aumento delle borse di specializzazione da poco approvato, ma i medici che si iscrivono ora finiranno la formazione tra cinque anni». Nel frattempo tocca trovare soluzioni rapide. I piccoli ospedali vivono uno svantaggio in più: spesso meno attrattivi dei «fratelli maggiori» che danno più opportunità di crescita, pubblicano bandi che faticano a trovare risposta, riflette Selvetti.

Senza medici e infermieri, chi curerà i malati? La giunta lombarda ha appena messo sul piatto 100 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa del 2021: 50 per gli ospedali pubblici, altrettanti per i privati. In parte serviranno per pagare gli straordinari ai dipendenti già al lavoro, ma le loro energie non sono infinite. Servirebbero rinforzi esterni, difficili da trovare vista la situazione. E così alcune strutture potrebbero faticare a raggiungere gli obiettivi fissati entro l’anno.

18 agosto 2021 | 07:19

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_agosto_18/lombardia-mancano-infermieri-medici-ospedali-rischio-reparti-sguarniti-899a6120-ff90-11eb-afac-f8935f82f718.shtml

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