Loris Sabatucci: «Sulla tomba scriveranno: ho fatto tutto. Paura? Mi è capitato anche di peggio»


Al netto delle regole infrante, del non rispetto del prossimo, e pure del giudizio altrui (ma ancor prima della magistratura), ognuno è libero di comportarsi come vuole. Loris Sabatucci lo sa, avendo così impostato la propria esistenza. E nei messaggi vocali inviati alla famiglia dal Marocco, dov’è ancora bloccato nonostante il rilascio conseguente all’arresto e nonostante una settimana di galera in mezzo ai topi (ha dormito coi piedi sulla sedia proprio per tener lontana l’invasione dei ratti), lui ribadisce il proprio credo, non scalfito dalle recenti disavventure che peraltro potrebbero non essere terminate, anzi. Ebbene Sabatucci, un 45enne nato a Piacenza ma milanese da tempo (al Corriere risulta l’indirizzo di un grattacielo a Porta Garibaldi), dice d’essere sì spaventato ma anche di averne passate di peggio, e ricorda quella raccomandazione ai medesimi parenti, assai datata poiché le scorribande iniziarono da adolescente: mettere un domani sulla sua tomba la frase «Ho fatto tutto».

Poi chiaro bisogna intendersi su questo «tutto», così come sul fatto che egli sia uno «youtuber» avendo riempito la Rete di filmati dove tira la macchina fino ai trecento all’ora fra rischi tremendi, illeciti e incoscienza. Semmai, dovendo qui riepilogare la sua vita, Loris Sabatucci è un delinquente. Del 2017 la cattura della Guardia di finanza in quanto trasportava sigarette di contrabbando; l’anno dopo un secondo arresto, sempre dei finanzieri, per un volo in Sardegna a bordo di un elicottero la cui proprietà rimandava a un trust nel New Mexico, negli Stati Uniti, e che era carico di cocaina. Di elicotteri bisogna continuare a parlare poiché rimane misteriosa la fine del mezzo, risalente alla guerra in ex Jugoslavia, e pilotato da Sabatucci nei cieli sopra Tangeri. Quell’elicottero sarebbe sparito. Non si trova. La polizia marocchina ritiene fondata l’ipotesi di un trasbordo di droga e la scomparsa del velivolo con l’obiettivo di nascondere cosa e quanto ci fosse sopra. Motivo per cui se è vero che venerdì l’hanno scarcerato venendo meno l’accusa iniziale di clandestinità (Sabatucci era privo di documenti e il fratello aveva poi provveduto a spedire carta d’identità e passaporto), resta concreto il suo timore di venire di nuovo preso.

Nel liberarlo, il giudice aveva vincolato l’abbandono del Marocco a un titolo di viaggio rilasciato dall’Ambasciata a Casablanca, con dunque il nostro corpo consolare che deve assumersi la responsabilità di «allontanare» Sabatucci. Sabato e ieri gli uffici diplomatici erano chiusi; esiste un numero di emergenza a disposizione dei nostri connazionali in Marocco ma a quel numero, che abbiamo contattato, non ha risposto nessuno. Nei (suoi) piani, Sabatucci sarebbe dovuto partire l’altroieri. L’avvocato Roberto Grittini, che con la tenace collaboratrice Guya Portaluppi sta gestendo la non facile vicenda, si mantiene in attesa, con la speranza che oggi possa essere una giornata di sintesi, con gli incastri del caso e infine il volo in aereo di Sabatucci destinazione Milano. A meno che, ragionando sugli scenari, il 45enne non sia stato rimesso in strada per pedinarlo e intercettarlo, e vedere se incontra qualcuno. Casomai collegato all’elicottero. Il diretto interessato, in quei messaggi vocali, richiama alla mente dei cari la volontà di «completare i colori dell’arcobaleno», con chiaro riferimento alla tenace volontà di godersi ogni esperienza possibile a questo mondo. Purché all’esterno di una quotidianità routinaria, scontata, e di conseguenza per niente gustosa quale può essere una normale attività lavorativa. Sabatucci aveva creato a Piacenza una società che si occupava di intermediazioni immobiliari, ma due assegni scoperti l’avevano presto reso un soggetto poco raccomandabile: nella banca dati delle società, alla voce «classe statistica di rischio», in una scala da 1 a 7 in ordine di pericolosità, Sabatucci è stato posizionato al numero 7.

Quegli assegni non arrivavano ai 9mila euro complessivi, un’inezia se valutiamo gli accertamenti patrimoniali (condotti ancora dalla Guardia di finanza) che avevano appurato unità immobiliari, macchine Audi e Mercedes, e ovviamente gli elicotteri. La passione per il volo è una questione di famiglia, inseguita da Sabatucci fin da ragazzino, e perpetuata nei decenni successivi fino alla recente transvolata in Marocco, pare senza mai corsi di addestramento né licenze.

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9 agosto 2021 | 07:02

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_agosto_09/loris-sabatucci-sulla-tomba-scriveranno-ho-fatto-tutto-paura-mi-capitato-anche-peggio-17eaeff0-f878-11eb-b07f-1a8bf3bb59b3.shtml

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