Omicidio Voghera, ritrattazioni e rischio di fuga dei testimoni L’incidente probatorio per cristallizzare le ricostruzioni


Uno dei tre testimoni della morte, alle 22.15 dello scorso marted 20 luglio, di Youns El Boussettaoui, aveva gi cambiato versione, peraltro in una forma sostanziosa. La Procura di Pavia, che indaga sul proiettile letale esploso dalla pistola calibro 22 dell’avvocato nonch assessore leghista alla Sicurezza di Voghera Massimo Adriatici, non aveva creduto alle modifiche di quel testimone, cittadino straniero non stanziale nel Pavese e a rischio di sparire. Come un secondo testimone, anch’egli straniero e invece coerente nel raccontare dapprima l’aggressione di El Boussettaoui contro Adriatici all’esterno del bar Ligure, poi lo sparo di Adriatici contro El Bousettaoui in conseguenza dell’attacco, configurando l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa a base dell’inchiesta coordinata dal pm Roberto Valli, che ha chiesto l’incidente probatorio proprio per cristallizzare la ricostruzione dei due uomini.

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Una ricostruzione che, al momento, sarebbe in linea sia con i racconti di chi era presente (un terzo testimone una ragazza di Voghera), sia con il filmato di una telecamera, pur parziale, che ha documentato quegli istanti. Dopodich rimane da capire per quale motivo mai sia avvenuta la ritrattazione. Era stato lo stesso testimone a presentarsi dai carabinieri annunciando che aveva delle urgenti comunicazioni da verbalizzare, senonch, al termine di due giorni di riflessioni, aveva deciso di correggere tutto o almeno gran parte. Non che sia l’unico nodo di un’inchiesta assai mediatica, degenerata in contesa anzi in contrapposizione politica e con logoranti pressioni su diverse parti impegnate nella gestione dell’episodio criminale, e spesso basata sull’adesione a prescindere a una fazione anzich l’altra. I dati di cronaca, e insieme le pagine dell’ordinanza del gip, che aveva confermato i domiciliari contro i quali il legale del 47enne Adriatici potrebbe far ricorso, raccontano quanto segue.

L’assessore girava con il colpo in canna, impegnato quella sera in una delle frequenti sue ronde. Che rappresentasse un pericolo itinerante, avendo in tasca l’arma carica (e senza sicura), era fatto notorio in Comune: le forze dell’ordine avevano pi volte esplicitato alla sindaca il comportamento di Adriatici, convinto d’essere una sorta di generale dell’ordine pubblico, convocando dirigenti e ufficiali, dicendo cosa fare e come farlo, per tacere del rapporto con la polizia locale. In Comune per, non volenti oppure impotenti, avevano evitato di adottare misure. In piazza Meardi, fuori da quel bar, invece di chiamare il 112 Adriatici, un ex poliziotto, aveva telefonato a un numero diretto del commissariato di Voghera; per sua ammissione, non voleva uccidere El Boussettaoui, altrimenti, addestrato com’era, avrebbe esploso colpi a raffica; nonostante gli allenamenti al poligono e le vanterie sulla conoscenza delle pistole e del loro utilizzo, Adriatici aveva perso l’autocontrollo dinanzi a un uomo disarmato, non lucido, che non rappresentava un reale pericolo, anche se il colpo ricevuto alla tempia e sferrato da El Boussettaoui era stato violento, come da successivo referto medico in ospedale dove Adriatici era stato trasferito alla notizia del decesso, informazione cui aveva reagito accusando un malore.

Quanto alla vittima, era un pregiudicato, un notorio molestatore seriale che entrava nei bar per orinare sul pavimento, tirare i capelli dei clienti e via elencando; i medesimi famigliari che invocano piena giustizia e massima verit non erano riusciti oppure non avevano voluto frenare quella deriva esistenziale di El Bousettaoui, 39 anni e nato in Marocco, che l’aveva infine spinto a vagabondare, commettere reati, provocare, insultare, minacciare chi incontrava, nel drammatico ingigantimento giorno dopo giorno sembra anche di problemi mentali, forse non intercettati nemmeno dai servizi sociali.

Sul tavolo del medico legale, El Boussettaoui presentava il foro di un proiettile nella parte sinistra del torace. Che la sua morte, avvenuta un’ora e mezza dopo, sia stata la conseguenza di uno choc emorragico da lacerazione di parti dell’addome e del rene destro, ovvero in una zona del corpo inferiore a quella raggiunta dal colpo, non significa granch. Nel senso che quel particolare proiettile, piccolo e assai mobile, una volta entrato potrebbe aver incontrato una sponda che l’avrebbe diretto verso il basso. Ipotizzare che Adriatici non abbia sparato con la sua Beretta da sotto verso sopra (sdraiato a terra in quanto precipitato dopo l’aggressione), quanto al contrario in una posizione pi alta rispetto a El Boussettaoui (l’assessore in piedi e la vittima che potrebbe essere stata piegata, accucciata oppure sdraiata), un esercizio inutile dovendo attendere le analisi degli esperti, a cominciare dai consulenti tecnici scelti dalla Procura, il tenente colonnello dei carabinieri Matteo Donghi e il maresciallo capo Stefano Orsenigo, entrambi al Ris di Parma.

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8 agosto 2021 | 08:14

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/lombardia/21_agosto_08/omicidio-voghera-ritrattazioni-rischio-fuga-testimoni-l-incidente-probatorio-cristallizzare-ricostruzioni-bfebf5e8-f80d-11eb-b07f-1a8bf3bb59b3.shtml

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