Green pass, a Milano divide ristoratori e clienti: il controllo e i problemi con le prenotazioni


È una prova generale di molto alleggerita dal beltempo, dalla partenza in vacanza dei residenti e dal numero ancora esiguo di turisti quella del green pass reso obbligatorio per consumare seduti ai tavoli interni di bar e ristoranti milanesi. Chi c’è, preferisce stare all’aria aperta. Al netto di qualche tavolo dentro occupato, anche con prenotazione. E così il test di quanti «rinunciatari» o «respinti» produce il fischio di partenza è falsato. I titolari di bar e ristoranti sono pronti, hanno scaricato l’app per controllare i Qrcode e al giorno «1» non si sono verificati inconvenienti. Ma rimane qualche dubbio, soprattutto in prospettiva di maltempo o di città a pieno ritmo.

Non solo: c’è il tema controverso del controllo, oltreché del green pass, anche del documento d’identità. Sintetizzano questi dubbi dall’affollata osteria Volemose Bene di via Moscova: «Con le prenotazioni ci sono dei problemi, perché comunque quando i clienti chiamano per prenotare noi siamo costretti a chiedere se sono provvisti di green pass: tanti non lo sono e allora succede che disdicono oppure non trovano posto fuori, perché lo spazio esterno è quello che è». Oggi in aggiunta al green pass è stato chiesto a qualcuno anche la carta d’identità, ma non può essere la regola: «In questo momento magari si può fare perché c’è poca gente. Il problema si potrebbe presentare quando è molto affollato: stare a chiedere pure a ogni cliente il documento diventa problematico… già il lavoro è difficile». In Brera i tavoli esterni sono occupati da turisti e dai lavoratori ancora in città, in giacca e cravatta o in pausa dai tanti cantieri attivi in città. «Abbiamo prenotazioni, anche all’interno. Tutti con green pass — dicono da Il Kaimano —. Abbiamo già avvertito al telefono che per stare dentro serve il green pass. Speriamo che vada tutto bene». Speranza condivisa al Bao Bab di corso Garibaldi: «Tutte le prenotazioni all’interno saranno visionate tramite l’app che abbiamo scaricato. Abbiamo un cliente all’interno che è già stato scansionato ed era corretto. Diciamo che ci siamo attrezzati per questa nuova formula che ci è stata imposta».

Ma la paura, pure per chi ha spazio anche esterno, rimane: «Non tutti hanno il green pass, qualcuno è contrario al vaccino, quindi è uno strumento che in realtà ci può penalizzare un pochino tutti: speriamo che questo non accada perché abbiamo passato due anni già molto difficili e penalizzarci ulteriormente come settore può diventare problematico — riflettono allo Stendhal di via San Marco —. In serate molto cariche come ieri sera non usare lo spazio anche interno perché la clientela non ha il green pass produce un effetto boomerang: rischi di dimezzare il lavoro». È una preoccupazione che per tutti sarà reale quando la stagione tornerà fredda: per adesso grossi problemi non ci sono, con la città semi deserta e molti locali con spazi solo al chiuso a saracinesche abbassate. «Ci stiamo trovando bene — dicono dal Perbellini bistrot —, molti clienti hanno il green pass. La situazione è più che normale. Se vogliono star dentro sono obbligati a mostrarci il pass e se non ce l’hanno li invitiamo ad accomodarsi fuori. È successo per un tavolo stamattina».

All’interno del Kanji Light poco più in là ci sono diversi tavoli pieni all’interno: «Ci hanno chiesto il green pass a tutti quanti. Nessun problema: ci fidiamo della scienza noi!», esclamano i clienti. Una signora seduta al tavolo con la figlia ammette: «Io lo trovo giusto: se dovessi avere qualcuno qui di fianco a me non vaccinato sarei meno serena. Trovo questa misura veramente giusta». Anche caffè e bar, dove il green pass non è richiesto se si consuma al bancone, non hanno avuto problemi: «Stiamo lavorando al 50% perché la maggior parte delle persone è in ferie. Abbiamo la fortuna di avere una cinquantina di posti a sedere all’esterno. Ma anche ora ci sono due persone all’interno: sono clienti abituali e hanno il green pass», dicono dal bar Cube. E dal Carlsberg ai Bastioni di Porta Nuova non hanno dubbi: «Saremo piuttosto rigidi sull’applicazione di quest’obbligo. Per ora questa cosa non ci ha dato nessunissimo problema: la gente preferisce stare fuori. Ci potrebbe essere qualche problema se piove: allora tutti vorrebbero star dentro e noi dovremmo vietare l’ingresso a qualcuno. Ma le regole sono regole per tutti».

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6 agosto 2021 | 20:22

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_agosto_06/green-pass-milano-divide-ristoratori-clienti-controllo-problemi-le-prenotazioni-a26a5ae6-f6e1-11eb-a5f5-12ec0bccb575.shtml

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