Esodi d’altri tempi: quando Milano in agosto tirava giù la cler per un lockdown senza ansia


I telegiornali le chiamavano partenze intelligenti. Che gi sentirselo dire era un bell’incentivo. Si studiava l’ora giusta. Il giorno no. Quello era per (quasi) tutti il primo di agosto. Quando Milano tirava gi la cler. Le grandi fabbriche chiudevano, i negozi pure. La citt entrava in un lockdown ante litteram, senza mascherine e ansia ma ugualmente spettrale. La Milano di qualche anno fa. Delle foto in bianco e nero e delle strade vuote. I pi stravaganti dicevano che era un paradiso. Probabilmente erano oriundi. Un ambrosiano vero senza folla, traffico, caos, mezzi pubblici stracolmi non ci sa stare. Ecco perch va in vacanza. Solo l ritrovava la sua citt emigrata di colpo.

shadow carousel


Milano, gli esodi d?agosto di una volta

Si pianificava tutto mesi prima anche se la meta era la stessa da una vita. Di solito Liguria o le valli lombarde. L’estero ancora roba per ricchi. Si chiamava esodo non a caso. A guardarlo ti veniva in mente la scena dei Dieci Comandamenti quando gli israeliti lasciavano la schiavit. E si mettevano in fila per raggiungere la Terra Promessa. Magari non c’erano pi i cammelli ma le vettovaglie e le valigie caricate sul tetto delle Seicento davano l’idea.

Esisteva una ritualit. Il check-up dal meccanico di fiducia all’auto che sembrava dovesse affrontare la Parigi-Dakar invece di arrivare solo a Spotorno. Il rifornimento di cibo che sarebbe bastato a sfamare l’armata napoleonica pronta a invadere la Russia. Milano assisteva paziente. E riguadagnava i suoi spazi. Cos vuota si accorgeva di essere persino bella. Di quella bellezza che bisogna togliere piuttosto che aggiungere. Il fascino sobrio ed essenziale che la disegna elegante ed unica.

L’esodo viaggiava su quattro ruote o sui binari. La Centrale in quei giorni caldi era l’epicentro di aspettative e sogni. Dai binari si imparava la geografia di un Paese che non aveva confini. Per salire in carrozza ci si passava i bambini dai finestrini, i sedili erano di pelle che si appiccicava per tutte le ore del viaggio. Niente aria condizionata, ma l’aria bastava cambiarla per essere felici. Si compravano pacchi di giornali e i venditori di bibite e panini facevano affari. Partivano visi pallidi che qualche settimana dopo sarebbero tornati con il colore dei toast. Sbagliare la partenza intelligente era letale: la punizione era una coda infinita gi al casello autostradale. Di quelle che quando tornavi era la cosa pi interessante da raccontare a parenti e amici.

Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Milano e della Lombardia iscriviti gratis alla newsletter di Corriere Milano. Arriva ogni sabato nella tua casella di posta alle 7 del mattino. Basta cliccare qui.

31 luglio 2021 | 10:57

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_luglio_31/esodi-d-altri-tempi-quando-milano-agosto-tirava-giu-cler-un-lockdown-senza-ansia-fb16df8a-f1db-11eb-9a1b-3cb32826c186.shtml

Lascia un commento