Rogoredo, presa la banda della «bella» e della «brutta» del boschetto della droga


I clienti li chiamavano «i calabresi». Anche se in realtà di calabresi non c’era neanche l’ombra. Tra i dieci arrestati dalla polizia, sette in carcere e tre ai domiciliari, ci sono invece albanesi, romeni, magrebini e milanesi. Erano loro, Pasquale P. 23 anni, e Alessandro Valentino N. di 43, a controllare la «bilancia albanese», piazza di spaccio dell’ex bosco della droga di Rogoredo circoscritta tra via Sant’Arialdo, il tunnel della Tangenziale, e la cascina abbandonata. Una delle aree di spaccio sopravvissute alla riqualificazione di una parte del bosco di Rogoredo e che ancora attirano centinaia di schiavi dell’eroina ogni giorno. Nel periodo monitorato dalla indagini (iniziate nel 2018) erano due le aree «calde»: quella dei magrebini e, appunto, la zona della «bilancia albanese».

Le indagini del pm Andrea Fraioli, dopo un lungo iter giudiziario tra competenze territoriali e riunione di diversi fascicoli, hanno accertato che la banda controllava l’attività dei pusher addetti al banco di vendita anche con un «supervisore». Era l’albanese 42enne Lufti G. che aveva il compito di «regolare» come un buttafuori l’arrivo degli acquirenti (molti da fuori regione) e soprattutto di riferire ai capi dell’organizzazione che avevano base al Corvetto.

Gli investigatori del commissariato Mecenate, diretti da Salvatore Anania, hanno ricostruito decine di cessioni di droga. Ma nel corso dell’indagine hanno anche sequestrato armi. In particolare il 28 maggio 2019 quando a Cristian P., 30 anni, vengono trovate una pistola revolver, un fucile mitragliatore, un taser e un’accetta. Il blitz scatta quando i poliziotti sentono nelle intercettazioni il riferimento alle armi per «farsi valere» con un gruppo rivale: «Bisogna sparare, deve essere una sparata esagerata, traaammmm…».

Gli arrestati sono tutti accusati di associazione finalizzata al narcotraffico. «Il gruppo e la sua struttura sono letteralmente raccontati dagli stessi appartenenti al sodalizio nei numerosi dialoghi tra loro intercorsi», ricostruisce il gip Tiziana Gueli. La banda vendeva la bella (cocaina) e la brutta o la scura (eroina), a cifre decisamente basse, come ricostruiscono gli inquirenti: «Praticano prezzi di mercato inferiori a quelli di altri nella zona e dunque godono di molti clienti: 15 euro al grammo anziché 20 per l’eroina, 75 al posto di 80 per la cocaina». I pusher venivano riforniti più volte durante la giornata: «La bella è finita», si lamenta uno spacciatore. A ogni «addetto alla vendita» spettavano 100 o 200 euro al giorno, oppure si pagava con la droga. A fine giugno 2019 la banda è nei guai per mancanza di liquidità. Pasquale P. e Youssef A. rimediano con una rapina alla filiale Bper di corso Lodi: tengono in ostaggio i clienti per più di mezz’ora e se ne vanno con quasi 50 mila euro. Soldi che vengono subito reinvestiti nella droga.

10 giugno 2021 | 07:19

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Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_giugno_10/rogoredo-presa-banda-bella-brutta-boschetto-droga-31073810-c955-11eb-84dd-759b0ada817b.shtml

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